Scritto da Francesca Pedrazzi
Tra le varie figure mitologiche della corea quella del Bulgasari (불가사리) è la più enigmatica di tutte. Si tratta di un essere leggendario in grado di divorare metallo. Sulla sua origine esistono diverse leggende ma, quella forse più nota, ruota attorno alla figura di un monaco buddista vissuto in un’epoca attraversata da tensioni, persecuzioni infondate e pericoli continui.
La leggenda del monaco
Secondo questa leggenda, tanto tempo fa, un monaco buddista era costretto a vivere in perenne fuga in quanto inseguito dai soldati del regno. Non era un guerriero, non aveva armi o armature con sé, era solo un semplice uomo di fede che cerca di sopravvivere così, un giorno in un momento di disperazione, solo e senza nessun aiuto per difendersi, si ritrovò costretto a improvvisare qualcosa con i pochi oggetti che portava nella tasca: una ciotola di riso e qualche ago di ferro. Decise, istintivamente e forse come ultimo tentativo di sopravvivere, di compattare il riso tra le mani e di infilare al suo interno gli aghi. Da quel gesto, che non sappiamo se sia stato fatto con un rituale preciso e voluto o come incantesimo inconsapevole, prese vita qualcosa di inatteso, il Bulgasari (불가사리).
L’essere dalla forma mutevole
Inizialmente, il Bulgasari (불가사리) era una creatura piccola, fragile e apparentemente priva di una forma ben definita. Non sembra un essere maestoso e, soprattutto, non pareva essere destinata a sopravvivere tanto a lungo. Con il tempo però, e oltre ogni aspettativa, iniziò a crescere e a cambiare aspetto. Da questo punto in poi le varie versioni del mito iniziano a moltiplicarsi ulteriormente. Alcune leggende e ipotesi descrivono questo essere con il corpo massiccio come quello di un bue, altre lo paragonano a un profilo simile a quello di una tigre mentre altre ancora descrivono la sua pelle dura come quella di un’armatura. Tuttavia, non esistendo nessuna descrizione fissa della sua forma e, essendo che nessuna descrizione coincide perfettamente con le altre, possiamo capire quanto la figura stessa del Bulgasari (불가사리) sia qualcosa di mutevole e che si modella nell’immaginario di chi tramanda la sua leggenda.
La fame di metallo
Un tratto però comune e che esiste in tutte le sue versioni, senza eccezioni, e la sua grande fame. Si tratta di un appetito particolare perché il Bulgasari (불가사리) non va ghiotto né di carne, né di piante né di nessun altro cibo considerato comune. La sua fame si può saziare solo con il metallo.
Acciaio, punte delle lance, armature e lame, tutto ciò che è fatto di ferro e nasce per ferire o difendere nemici o amici diventa il suo nutrimento.
In questo modo, più metallo consuma, più cresce, più si rafforza e diventa, secondo la leggenda, quasi invulnerabile a qualsiasi colpo. In questo suo dettaglio è impossibile non leggere tra le righe un significato nascosto e fortemente simbolico perché, in una società dove il potere si manifestava molto spesso attraverso violenze armate, la nascita di una creatura che ottiene la sua forza proprio da quelle stesse armi che dovrebbero distruggerla crea un qualcosa di poetico ed evocativo.
Non è un caso, infatti, che in molte altre versioni del mito il Bulgasari (불가사리) finisca per ritrovarsi solo contro tutti quelli che fanno uso della forza in modo improprio, una creatura che punisce gli oppressori utilizzando le loro stesse armi. Tuttavia non dobbiamo confonderci, non è sempre un protettore benevolo né un eroe nel senso moderno del termine, ma spesso rappresenta una pura e semplice risposta alla prepotenza. Una presenza che si manifesta quando l’equilibrio iniziale di pace viene spezzato il il potere diventa abuso.
La fine della creatura
Proprio come la sua nascita anche la sua fine varia da leggenda a leggenda. In alcune storie ci viene detto che l’unico elemento che può sconfiggerlo è il fuoco in quanto riesce a superare la sua corazza fatta di metallo ingerito, in altre invece si dice che il Bulgasari (불가사리) non muoia affatto ma che scompaia semplicemente allontanandosi in modo volontario dall’umanità senza dare spiegazioni.
La sua figura oggi
Ancora oggi la figura del Bulgasari (불가사리) è viva nelle narrazioni popolari, nelle incisioni e nei vari racconti. Ogni regione lo descrive e lo immagina in modo diverso e ne conserva una sfumatura particolare, per questo motivo gli studiosi concordano nel considerarlo una figura difficile da definire in quanto troppo variabile per essere delineata in modo rigido ma, al tempo stesso, anche troppo radicata per essere ignorata.
Quello che è rimasto chiaro però, nel corso del tempo, è il cuore del mito stesso. Il Bulgasari (불가사리) è ciò che nasce dove la violenza diventa legge ed è l’immagine, inquietante e rassicurante, di una forza che sfida il potere facendo uso, e prendendo forza, di questi stessi strumenti che dovrebbero infierire.

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